Gen Verde e Giovanni Paolo II

L’ impegno di gruppi e movimenti ecclesiali a partire dalla pubblicazione del Repertorio nazionale di canti per la liturgia – Il percorso di Gen Verde e Gen Rosso

 

Per affrontare il tema dell’ impegno di gruppi e movimenti ecclesiali a partire dalla pubblicazione del Repertorio Nazionale dei canti per la liturgia, vorrei parlare di lavori ultimamente composti da Gen Verde e Gen Rosso a confronto con criteri della Chiesa italiana e pubblicati dopo una proficua collaborazione con responsabili ed esperti dell’ animazione liturgica e della musica per la liturgia. Parlerò quindi del cammino fatto da musicisti appartenenti al Movimento dei Focolari, che ha come suo specifico carisma l’unità.

Una breve premessa. E’ noto che i due gruppi musicali (Gen Verde e Gen Rosso) hanno sviluppato, nel corso della loro storia, una produzione maggiormente orientata verso un contesto laico: concerto, teatro musicale, workshop ed altre forme di laboratori musicali. I loro compositori, pur essendo tutti diplomati in conservatori di musica cosiddetta “colta”, hanno fatto specializzazioni in altri stili, dal jazz alla musica etnica di vari paesi, per scrivere ed orchestrare usando i linguaggi della musica popolare contemporanea internazionale.

Tutto questo per esprimere attraverso la musica, la danza e il teatro la nostra vita, che affonda le sue radici nel vangelo. Siamo persone che hanno dato tutto a Dio, quindi la nostra giornata è fatta di lavoro, di concerti, di contatti con il pubblico, e prima di tutto di preghiera, di riflessione e di silenzio. Vorremmo che anche il nostro cantare  di fronte a migliaia di persone che gremiscono un Palasport fosse preghiera e a maggior ragione, dunque, canteremo pregando durante una messa, che è il centro di ogni nostra giornata.

Questo, semplicemente, è stato il motivo della nascita dei primi canti per la liturgia agli inizi degli anni ’70. Penso si capisca, dall’ ambiente del nostro lavoro, perché questi canti portassero un’impronta di una particolare sensibilità musicale e spirituale, segnata anche dall’internazionalità.

Fin da allora, nelle tournée ci è stato chiesto, da vescovi e parroci o da coloro che organizzano lo spettacolo, di animare anche le Messe festive, seguite magari da incontri di testimonianza per i giovani o per tutti quelli che vogliono partecipare. Da qui, le prime pubblicazioni. Nel nostro ultratrentennale pellegrinaggio lungo l’ Italia e l’ Europa, l’ Asia e le Americhe  abbiamo avuto modo di venire a contatto con innumerevoli parrocchie, diocesi, gruppi di preghiera, testimonianza e volontariato, penetrando anche nelle più svariate esperienze ed esigenze liturgiche.

Ci siamo così resi conto che i fedeli, giovani o no, sono sempre alla ricerca di canti vicini alla loro sensibilità che li esprimano e li aiutino a pregare realmente insieme. Quando li trovano, li imparano e li eseguono, tanti senza chiedersi da chi siano stati composti. Ci siamo rese conto anche, però, che non sempre alle legittime esigenze corrisponde poi un’adeguata sensibilità e un’educata capacità di discernimento. Con sgomento ci siamo trovate ad assistere a celebrazioni eucaristiche accompagnate dal coro parrocchiale che cantava Resta qui con noi o addirittura Sognando sogni grandi, composte per i concerti e assolutamente mai pubblicate in raccolte liturgiche! In questo modo, si può dire che sono stati gli stessi gruppi parrocchiali a “costringerci”, quasi, ad una produzione mirata alla liturgia, con le loro richieste esplicite.

Così, insieme con una gran diffusione dei nostri canti, sono arrivate anche le riserve e le critiche di chi era più qualificato di noi ad esprimere pareri in fatto di pertinenza rituale.

Il Gen verde e il Gen Rosso sono espressione di un movimento che si è sempre sentito frutto e figlio della Chiesa universale, parte integrante di essa, e, per questo sentivamo che se c’era qualcosa che non andava, nelle nostre composizioni per la liturgia, era nostro primario dovere informarci ed approfondire le conoscenze in questo campo, prima di tutto per capire le motivazioni delle critiche e poi per rimediare. Il nostro desiderio era rendere un effettivo servizio alle comunità della Chiesa italiana in particolare, essendo rivolta all’ Italia gran parte della nostra produzione liturgica. Un ulteriore positivo input in questa direzione ci è stato dato dall’ invito a presentare la nostra esperienza al convegno “Giovani, liturgia e musica”, organizzato nel 1994 dall’ Università Salesiana. Siamo venute così a contatto con persone che operano nel campo della musica liturgica, entrando nell’orbita di un pianeta fino ad allora da noi raramente frequentato.

Coscienti della nostra possibilità di dare un maggior contributo anche nell’educazione alla liturgia, ci siamo messi, molto semplicemente a  studiare l’ argomento.

Nel ’97 c’è stata l’ occasione per mettere a frutto quanto approfondito. Da circa 15 anni, infatti, né noi, né il Gen Rosso avevamo più composto musica per la liturgia, e da tante parti ci giungevano sollecitazioni in questo senso.

Abbiamo allora messo in cantiere una Messa da comporre ed eseguire insieme, ma nel corso del lavoro è venuta sempre più in rilievo la necessità di una verifica con un esperto. Ricordando l’ intervento di Mons. PierAngelo Sequeri al congresso sopraccitato, ci siamo rivolti a lui, trovando un’accoglienza immediata e aperta e la possibilità di un confronto fino ai minimi dettagli.

In  una   delle    appendici   al     repertorio     della    conferenza     episcopale   italiana    si   dice che “ il  canto ha  capacita di  penetrare,di   commuovere e di convertire i cuori;  favorisce  l’unione     dell‘assemblea    e   ne   permette    la    partecipazione     unanime   all’ azione    liturgica:  adempie    al    duplice    scopo    che,   come   arte    sacra    e   azione    liturgica ,   gli  è    consono,  <<la    gloria   di   Dio   e   la   santificazione   dei   fedeli>>”[1]  e  questo  lo   sappiamo   per  esperienza.   Ma   ciò che la  collaborazione con un teologo,   che  e anche   musicista , ci  ha fatto scoprire   era che non  basta solo adeguarsi alle   regole   riguardanti   la  qualità     del    canto    sacro, ma è necessario cercare  di sviscerare ciò che sta dietro quella norma. Che cosa vuole dire, allora, “penetrare, commuovere, convertire…” nell’ affrontare concretamente una composizione musicale? Forse significa anche cercare di immedesimarsi “con i ritmi nascosti e le armonie inudibili che segretamente  collegano  le  molte  parti della  celebrazione”e che” quella relazione con Dio che  la celebrazione rende attuale, non è soltanto  giusta,  doverosa, importante, necessaria. Essa è anche  bella,  gradita,  emozionante.”[2]

Con  questo nel cuore  ci siamo messi nuovamente al lavoro,  senza mai avere l’atteggiamento o l’ intenzione di  presentare un  modello  per   la musica  liturgica del futuro, ma di continuare a ”iscrivere nell’orizzonte di una reale destinazione liturgica  i  modi e  gli  stilemi della  musica popolare  antica  e  contemporanea,” [3] sempre nella libertà  di comporre “ogni genere di canti ,sia più melodici (òdé) sia più ritmici (psalmòi)…” [4]  ma ora con un nuovo ascolto dello Spirito Santo e la conoscenza di cogliere e cercare di sottolineare , nell’espressione  musicale, i momenti diversi della celebrazione con i suoi coinvolgimenti  interiori ed esteriori. Faccio un piccolo esempio di cosa può comportare questo, in concreto nella composizione  musicale. Avevamo composto un brano per il momento della processione  offertoriale . Era un adagio in tre quarti. Confrontandolo con mons. Sequeri, questi ci ha proposto di adattarla per il momento della comunione dei fedeli, perché il suo andamento ritmico suggeriva piuttosto il passo lento e regolare di chi si accosta per partecipare all’ eucaristia .   Così , con  un  testo  scritto appositamente ,  è  nato  Seme dell’ Eternità . Per esprimere  invece  i   gesti  e  i  movimenti    più  vivaci  della  processione offertoriale ,    con  la  precedente  colletta  e    l’eventuali  partecipazione  dei  bambini , ecc…abbiamo  scritto  Segni   del tuo amore , un  canto che  attinge  alle tradizioni   musicali africane  ,   con  ritmi  lievemente  sottolineati da strumenti  a  percussione   .A  questo proposito   mi  piace  ricordare  le   parole  rivolte recentemente  dal  Santo  Padre  ai  partecipanti  al  Congresso  Internazionale  di  Musica   Sacra,  dove   parla  sia  di  canto Popolare   religioso  sia  tradizionale  . Il   papa  auspica che , in   linea  con  il  Concilio Vaticano II, il canto popolare religioso sia promosso impegno” (Sacrosanctum Concilium,n. 118)  perché: “particolarmente adatto alla partecipazione dei fedeli sia nelle pratiche devozionali, sia nella liturgia stessa (…) Ciò vale anche per la musica tradizionale,per la quale il Concilio ha espresso grande stima.”  [5]

Qui faccio una piccola parentesi. Pur nella coscienza che scrivevamo per la Chiesa italiana, abbiamo sempre sentito la libertà di attingere all’immenso pozzo della musica da concerto,ma forse ancora  poco da quelli di musica liturgica. [6] Forse questa libertà è anche conseguenza del fatto che l’ Italia , e in modo particolare la Chiesa Italiana ,è caratterizzata da una grande apertura alle altre culture : basta vedere le comunità  parrocchiali odierne delle nostre città, con le nuove presenze asiatiche e africane.Già l’Italia stessa, poi, è ricchissima di culture diverse, con le loro tradizioni musicali.

Una parola ,ora, per quello che riguarda la stesura dei testi anche questa condotta col desiderio di penetrare il mistero del rapporto tra la Chiesa che celebra e il suo Dio .

Sentivamo che la fedeltà alla Sacra Scrittura era doverosa , ma non consisteva tanto nel trasportare  di sana pianta i testi biblici su una musica , conficcandoli a forza nelle battute – con risultati che forse salvaguardano la sicurezza per quanto riguarda la  fede, ma  raramente raggiungono  lo  scopo di tutelare anche la decorosa  bontà di forma linguistica e letteraria  auspicata [7] – quanto di coglierne più profondamente possibile il senso e trasmetterlo fedelmente , operando , però , quelle accettabili  modifiche di linguaggio  che  rendono il brano  più  comprensibile ad un italiano  del 2000. Una  precisazione : consapevoli  di non poter  lasciare alla semplice  fantasia poetica  questa incombenza, una volta scelto il  brano   biblico  da mettere in musica , abbiamo fatto  precedere  il lavoro  di  scrittura  da un  approfondimento esegetico, teologico e di preghiera , in  modo da  dare spessore  e coerenza  alle  eventuali  sostituzioni  d’immagini o ai necessari ritocchi richiesti alla metrica. Tutto questo avendo sempre presente che nel canto, anche liturgico, è fondamentale la complementarietà testo-musica.

Al termine di questo lavoro, siccome si trattava di una messa completa con tutto l’ ordinario, abbiamo sentito l’ esigenza di un successivo confronto con l’ Ufficio Liturgico Nazionale, i cui suggerimenti sono stati d’ ulteriore utilità prima della pubblicazione di questa messa per Pentecoste, Come Fuoco Vivo. E’ stato don Giuseppe Busani a suggerirci di corredare l’ opera di un commento e di suggerimenti per l’ uso, che ci ha preparato egregiamente mons. Sequeri.

Il successivo passo nel cammino della nostra produzione liturgica , questa volta come Gen Verde , risale a poco tempo fa al dicembre 2000 , con Cerco il tuo volto. Non si trattava di una Messa in canto , ma di una raccolta di brani che offrono diverse possibilità d’utilizzo nell’ ambito della  celebrazione eucaristica, della liturgia delle ore degli incontri di catechesi , formazione e preghiera.

Il periodo di creazione ha coinciso proprio con la pubblicazione , da parte della Cei  , del Repertorio Nazionale di canti per la liturgia. Cei del repertorio nazionale di canti per la liturgia.

Così nel corso del lavoro, svolto anche questa volta all’ insegna della collaborazione, abbiamo operato una scelta di brani della sacra scrittura proposti dalla liturgia, per gli eventuali canti per la messa, ponendo l’ attenzione in particolare sulle antifone d’ ingresso e di comunione, e di fare una distinzione dei canti secondo il loro utilizzo.

La pubblicazione del Repertorio è  stata  occasione  anche della convocazione dei rappresentanti di alcuni  movimenti e gruppi ecclesiali da parte  dell’ Ufficio  Liturgico Nazionale

nella quale c’ è stata la possibilità di un dialogo profondo e sereno sulla polemica suscitata dalla mancata inclusione di vari canti nel documento.  Al termine dell’ incontro ci siamo lasciati con l’

impegno di cercare, ciascuno nel proprio repertorio, canti che corrispondono ai criteri di quello nazionale, in previsione della compilazione di un futuro repertorio che sia espressione di tutti. In questo modo i nuovi canti proposti,che porteranno necessariamente il timbro dei diversi carismi,sia come testo sia come musica, saranno un dono per tutta  la Chiesa italiana e il documento sarà un’espressione visibile della sua unità nella varietà.

Vorrei concludere che questo operare per l ‘ ’’uno’’ della Chiesa non è stato sentito da parte nostra come una costrizione, ma come esigenza profonda e vitale che noi, come Gen Verde e Gen Rosso c’impegneremo a continuare. Abbiamo sempre trovato  un modo di lavorare insieme basato sullo scambio e sull’ascolto. Questa collaborazione tra Chiesa nel suo aspetto istituzionale e un movimento ecclesiale , ci sembra trovi piena risonanza nell’ultima lettera apostolica del Santo Padre Novo Millennio Ineunte.[8]                                                                                                                                           Marie Thérèse Henderson


[1] Repertorio Nazionale di canti per la liturgia, Appendice 2,p28

[2] P.A. Squeri, Presentazione alla partitura, Come fuoco vivo,Città Nuova Roma, 1998

3] Ibid.

[4] J Gelineau, Le assemblee liturgiche, Ellenici, Torino 2000, p.64

[5] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale di Musica Sacra, promosso dal pontificio Consiglio della Cultura, 27.01.2001, n.4.

[6] Cf. P.A. Squeri, Note per l’esecuzione , Cerco il tuo volto, Città Nuova Roma 2000, p.41

[7] Cf. Repertorio nazionale di canti per la liturgia, Appendice 2,p85

[8] Cf. Giovanni Paolo II, Novo millennio Ineunte, nn 43,45,46

articoli articolo La musica di Giovanni Paolo II

 

 

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